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storia dell'astronometria
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pubblicazione: luglio 2005 - ultimo aggiornamento: luglio 2005
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L'astrometria è la scienza che studia le relazioni geometriche tra gli oggetti celesti, il loro moto e la loro posizione reciproca; il suo scopo principale è dunque quello di studiare la distanza da Terra e la velocità degli astri.
La distanza di una stella vicina è facilmente calcolabile attraverso il concetto di parallasse. Ripetendo per due volte, a distanza di 6 mesi, la misura della posizione di una stella, risulta possibile valutarne uno spostamento apparente rispetto agli oggetti celesti piú lontani; dall'entità di tale spostamento, attraverso vie geometriche, si risale alla distanza lineare della stella dalla Terra. Sfortunatamente si tratta di spostamenti incredibilmente difficili da misurare, poiché estremamente piccoli.
A sua volta la determinazione del comportamento dinamico della stella, ovvero della sua velocità e della sua direzione di spostamento, passa attraverso la misura della sua velocità radiale e del suo moto proprio. La velocità radiale è la componente della velocità della stella lungo la linea d'osservazione; essa si può facilmente ricavare dall'analisi spettrale della stella. Il moto proprio, ovvero il moto della stella rispetto alla volta celeste, è invece di difficile valutazione.
Il calcolo della distanza e dei parametri orbitali di una stella è fondamentale per conoscerne la massa, la luminosità intrinseca, l'età, la composizione e l'origine, nonché la posizione in passato ed in futuro.
Evoluzione storica dell'astronometria.
Il primo catalogo stellare della storia fu compilato nel 129 a.C. da Ipparco, che classificò gli astri in base alla loro luminosità apparente (detta magnitudine, in quanto gli astronomi dell'epoca pensavano erroneamente che le stelle fossero tutte equidistanti dalla Terra e la loro luminosità apparente fosse quindi direttamente legata alle loro dimensioni). Egli classificò un migliaio di stelle stimandone ad occhio nudo la luminosità e la posizione nel cielo; fu predisposta una scala di valori della magnitudine che andava da 1, per le stelle piú luminose, a 6, per quelle appena visibili.
Fino alla fine del Medioevo non vi furono sostanziali progressi in astrometria; il primo significativo contributo giunse dall'astronomo danese Tycho Brahe, che attorno al 1600 costruí una serie di strumenti atti a misurare la posizione delle stelle con una precisione di un minuto d'arco (un sessantesimo di grado). Grazie alla precisione delle misure di Brahe, che non si limitò a calcolare le posizioni delle stelle ma rivolse i suoi strumenti anche verso i pianeti allora conosciuti, permise a Keplero di scoprire che questi ultimi si muovono attorno al Sole secondo orbite ellittiche (prima legge di Keplero).
Un nuovo balzo in avanti arrivò nel 1609 con la realizzazione del primo telescopio; grazie alla successiva diffusione di questo strumento, che venne progressivamente perfezionato, si resero visibili stelle mai viste ad occhio nudo, e si dovette estendere la scala di magnitudini di Ipparco oltre il valore di 6.
Grazie a questi significativi progressi tecnologici fu possibile, nel XVIII secolo, misurare per la prima volta il moto delle stelle nello spazio, e agli inizi del XIX secolo si riuscí ad osservare il fenomeno della parallasse per le stelle piú vicine a noi.
Nello scorso secolo l'astrometria si arricchí della preziosissima esperienza dei telescopi spaziali, inviati in orbita terrestre per osservare le stelle lontane senza risentire delle perturbazioni atmosferiche. Nello stesso periodo, grazie all'introduzione delle lastre fotografiche e della spettroscopia, l'astronomia fu per la prima volta in grado di affiancare all'astrometria lo studio della natura dei corpi celesti e l'esplorazione dello spazio vicino.
(bfb)
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