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prime ipotesi sul criovulcanesimo di Titano
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pubblicato il 21 luglio 2005 © ESA, 06/2005 - traduzione by Leaden'sky
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L'atmosfera di Titano, piuttosto densa (la pressione superrficiale vale circa 1.5 bar), è costituita principalmente da azoto. Il metano è la seconda componente principale, sebbene subisca un continuo processo di fotodissociazione della durata di 107 anni. La sua presenza implica che sia tuttora in atto un processo di ricostituzione del metano, dovuto all'azione degli idrocarburi sotterranei o superficiali.
© ESA, 2005.
Le immagini ricevute da Cassini.
Le immagini di Titano catturate dalla sonda Cassini durante il sorvolo del 26 ottobre 2004 hanno denunciato l'assenza di un vasto oceano di metano. Le variazioni locali dell'albedo sarebbero quasi sicuramente dovute a differenze topografiche legate alla presenza di una superficie solida o ghiacciata.
Fra le fotografie è stato individuato un aspetto di notevole interesse: una struttura circolare dal diametro di circa 30 km. Le analisi condotte da Sotin ed altri, pubblicate su Nature, suggeriscono che potrebbe trattarsi di una cupola originatasi da pennacchi ascendenti che rilasciano il metano nell'atmosfera titaniana.
Le osservazioni sono state possibili grazie allo strumento VIMS, attivo nelle lunghezze d'onda fra gli 0.35 e i 5.2 micron. Il picco nel segnale è stato misurato attorno ai 2.01-2.03 micron.
La prima immagine mostra una serie di caratteristiche morfologiche, fra cui il luogo d'impatto della Huygens e la già citata cupola circolare. La seconda immagine mostra immagini ad alta risoluzione della regione in cui si trova la cupola. Le immagini coprono un arco temporale di 25 minuti, cosí da assicurare che la formazione osservata si trovi in superficie e non nell'atmosfera.
L'immagine che apre l'articolo, in particolare, rappresenta un mosaico di fotografie ottenute alla lunghezza d'onda di 2.03 micron; gli assi orizzontale e verticale rappresentano rispettivamente la longitudine e la latitudine, espresse in gradi. Il centro dell'immagine è il punto di Titano opposto a Saturno.
La figura sottostante riproduce due immagini ad alta risoluzione ottenute a 20 minuti di distanza l'una dall'alta, appena prima dell'avvicinamento massimo di Cassini a Titano. La velocità della sonda al momento del sorvolo era di circa 5.8 km/s (circa 20mila km/h).
© ESA, 2005.
Un'interpretazione geologica delle immagini.
Grazie alle immagini ricevute a tutte le lunghezze d'onda è possibile dedurre dettagli sulla composizione e sull'aspetto morfologico della superficie titaniana.
Le regioni chiare risultano essere circa due volte piú luminose di quelle scuse. Gli spettri di entrambe le regioni sono abbastanza simili da suggerire una composizione chimica poco differente. Le osservazioni effettuate nella lunghezza d'onda dei 2.75 micron indicano una scarsa presenza di ghiaccio d'acqua puro. Le immagini catturate a 2, 2.75 e 5 micron mostrano elementi morfologici allineati sulla direttrice est-ovest che non sono presenti nelle altre foto; si tratta di strutture lunghe dai 20 ai 50 km e spesse dai 5 ai 10 km, probabilmente valli o spaccature.
La presenza di variazioni nel colore e nell'albedo rendono difficile l'analisi della parte centrale della cupola. Ciononostante, la sua parte piú interna risulta scura in tutte le osservazioni all'infrarosso, suggerendo la presenza di un reale elemento morfologico. L'illuminazione proviene da sudest e permette di dedurre che l'ombra sia dovuta ad una depressione analoga ad una caldera vulcanica.
Le strutture lineari da est ad ovest potrebbero inoltre avere un'origine tettonica. Strutture simili si trovano su Ganimede; la loro origine è comunemente ricondotta alla presenza di fenomeni di convezione che rinnovano periodicamente la superficie del satellite gioviano. È possibile che un simile processo sia in atto anche su Titano. Il riscaldamento mareale indotto dalle forze gravitazionale dovute all'orbita eccentrica del satellite potrebbero creare localmente degli hot spot sotterranei, che a loro volta potrebbero causare deformazioni superficiali. Si ricordi tuttavia che il termine hot spot è assolutamente relativo; le temperature rimangono nell'ordine dei 100 K.

© ESA, 2005.
Fonte: ESA. Tutti i diritti riservati.
Non ci assumiamo responsabilità sulla fedeltà della traduzione.
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